Surriscaldamento globale. E urbano? L’effetto Urban Heat Island

Il crescente ed urente problema “Climate Change” ci sta facendo capire sempre più che la qualità della vita di ciascuno di noi è influenzata (e lo sarà sempre di più) dalle condizioni climatiche dell’ambiente. Quando si sente parlare di ambiente lo si immagina spesso in senso lato. Si percepisce come qualcosa di così tanto globale, così tanto riguardante tutti, ma non capiamo che, riguardando appunto tutti, riguarda anche noi. Si, anche noi che stiamo scrivendo e tu che stai leggendo.

Vediamo allora se il concetto globale diviene un po’ meno “del tutti” e un po’ più “del tutti, noi compresi” andando a valutare cosa avviene, a livello di riscaldamento climatico, nei posti in cui viviamo: le città. Negli ultimi secoli la crescita demografica mondiale e il processo di urbanizzazione hanno determinato una considerevole modifica del territorio da parte dell’uomo. Ci siamo spostati sempre più dalle aree rurali nelle città, che a loro volta sono diventate sempre più grandi di dimensioni e hanno a continuato ad accogliere milioni e milioni di persone. Circa il 50% della popolazione mondiale vive attualmente all’interno di aree urbane. Questo processo di urbanizzazione ha determinato un ulteriore impatto sul clima, in questo caso il microclima delle aree urbane stesse.

Numerosi studi dimostrano come la gran parte delle città (soprattutto le metropoli) sono quasi sempre più calde delle aree circostanti. Il meccanismo tramite cui ciò avviene è noto come effetto isola di calore urbana o Urban Heat Island Effect. Il fenomeno è stato studiato a partire degli anni Ottanta (Oke, 1981).

Le sue cause principali sono:

1. le caratteristiche fisiche della superficie: i materiali utilizzati nelle aree urbanizzate rispetto alle aree rurali hanno differenti proprietà termiche (capacità e conduttività termica) e radiative. I colori scuri dell’asfalto e dei tetti assorbono molto più calore dei verdi alberi.

2. la carenza di superfici evaporanti naturali e di vegetazione;

3. gli effetti geometrici ovvero l’aumento della superficie esposta rispetto ad una superficie piana, dovuta alla presenza di edifici;

4. il flusso di calore antropogenico ovvero il calore che deriva dalle attività umane e dai consumi energetici che esse comportano;

5. le elevate concentrazioni di aerosol, i quali possono modificare le proprietà radiative dell’atmosfera (attenuando l’irraggiamento solare entrante, e riducendo l’irraggiamento infrarosso uscente).

Le città assorbono più calore, diventano più calde durante il giorno – e rimangono più calde di notte – rispetto alle aree più verdi che le circondano.

Typical urban heat-island effects in a US city by day and night (Source: NASA 2010).

L’impatto che il riscaldamento urbano ha sugli abitanti delle città è talvolta superiore a quello del caldo dato dal surriscaldamento globale.

Ridurre l’impatto dell’effetto Urban Heat Island deve essere un passo fondamentale per prevenire danni causati dal calore nelle città. In molte città la quantità di riscaldamento prodotta negli ultimi 10 anni supera la quantità di riscaldamento che può verificarsi a causa delle emissioni di gas serra entro la fine di questo secolo. Questo effetto di genesi di calore nei centri urbani ha indotto un notevole riscaldamento negli ultimi decenni. “E’ riconosciuto a livello internazionale che l’effetto delle condizioni climatiche estive estreme sulla mortalità costituisce un rilevante problema di sanità pubblica; è stato osservato in particolare che le persone che vivono nelle città hanno un rischio maggiore di mortalità in condizioni di elevata temperatura (ed umidità), rispetto a  coloro che vivono in ambiente sub-urbano o rurale” recita l’Istituto Superiore di Sanità.

Heat Wave related illness – HCPA

Come si interviene per modificare tutto questo?

Un intervento che può essere effettuato per contrastare questo meccanismo è l’aumento delle aree verdi urbane, capaci di coadiuvare il processo di raffreddamento delle città. Nessuna sorpresa, quindi, che le città di tutto il mondo abbiano cercato/siano cercando di aumentare lo spazio verde urbano come intervento sanitario. In molte città però (sopratutto le grandi metropoli), lo spazio per piantare nuovi alberi è scarso. Cosa si fa allora? Si cercano alternative. Si è quindi iniziato a guardare in alto: gli spazi sul tetto, le terrazze, i muri esterni dei palazzi, che sono abbondanti, si sono rivelati degli ottimi substrati dove fare ri-crescere il verde che, costruendo le città, avevamo sottratto alla natura. Sono nati pertanto i cosiddetti giardini verticali, ai quali si sono aggiunti i green rooftop. Fenomeno che rientra nel moderno e crescente universo Environmentally Sustainable design.

giardino verticale Milano

Costruire dei tetti verdi, pieni di vegetazione, è ovviamente più costoso e necessita di una costante manutenzione, rispetto a dipingere semplicemente un tetto di bianco. Tuttavia questa alternativa, in media, permette agli inquilini di questi edifici, oltre a maggiori benefici in termini di necessità di riscaldamento e raffreddamento, anche un risparmio economico.

I tetti verdi infatti hanno la caratteristica di raffrescare gli edifici bloccando il calore in estate, ma servono anche ad per isolare il caldo all’interno degli edifici in inverno. Questo permette un minor utilizzo di Condizionatori in estate (che raffrescano le case ma surriscaldano l’aria cittadina) ed una minor ricorso agli impianti di riscaldamento in inverno (con conseguente riduzione delle emissioni). Pertanto determinerà un impatto considerevole, sopratutto a medio-lungo tempo, sulle spese condominiali.

Un altro vantaggio ci è dato dall’ Environmentally Sustainable design: la riduzione dei flussi di acqua piovana all’interno dei sistemi fognari. Questo grazie al fatto che molta acqua piovana viene normalmente assorbita dalla piante ed altrettanta dalla terra che le nutre. Sappiamo come a causa del cambiamento climatico i forti acquazzoni sono sempre più frequenti, e sempre di più mettono a dura prova i sistemi fognari nelle città di tutto il mondo. Aumentando la superficie green sui nostri tetti, ridurremo in frequenza ed intensità i fenomeni di sovraccarico fognario, riducendo così il rischio di esondazioni fognarie e le conseguenze ad esse correlate (in primis le infezioni).

Un futuro green aspetta non solo la terra, ma anche i tetti.

Matteo Innocenti M. D.

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Published by: Matteo Innocenti

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Firenze. Medico in formazione specialistica cialistica in Psichiatria. Iscritto alla Scuola di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale di Firenze. Esperto di Cambiamento Climatico e del suo effetto sulla salute fisica e mentale. Appassionato di Geopolitica. Se riesco a fare tutto in tempo faccio Sport. Assiduo frequentatore di campetti di basket. Quando sono triste ascolto musica Indie o dipingo autoritratti astratti. O faccio entrambe le cose. Sono perennemente alla ricerca di qualcosa, ma non ho ancora ben capito cosa.

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