Allergie ai pollini e inquinamento atmosferico: il ruolo indiretto della pandemia in corso.

La pollinosi è una reazione allergica che si manifesta con cadenza stagionale in soggetti ipersensibili a pollini di specifiche famiglie di erbe, di fiori e di alberi. La presenza nell’aria di granuli allergenici è influenzata dal clima e dalla diffusione della vegetazione nel territorio. Il paziente allergico ha la tendenza ad iper-produrre IgE specifiche verso antigeni comunemente innocui, in questo caso i pollini, che innescano un processo flogistico.

I principali sintomi sono: Congestione nasale, secrezioni abbondanti chiare (naso gocciolante), lacrimazione degli occhi, sarnuti, prurito al naso, agli occhi e alla bocca, prurito alla gola, tosse continua, congiuntivite, fotofobia, gonfiore agli occhi, lacrimazione profusa, riduzione del senso dell’olfatto e del gusto. Meno comuni sono alcuni sintomi più gravi, come quelli caratteristici dell’asma, che comportano difficoltà respiratoria grave associata ad un senso di costrizione toracica, tosse secca e stizzosa, sibili intratoracici, crisi di tipo asmatico. Raramente shock anafilattico.

In base al periodo le pollinosi si dividono in

  •  Precoci, pre-primaverili: correlate alla presenza di piante con fioritura da dicembre a maggio e alle pollinosi emergenti.
  •  Primaverili-estive: le più frequenti, da sensibilizzazioni verso piante con fioritura tra aprile e settembre.
  •  Estivo-autunnali: più rare, provocate da piante con fioritura nei mesi di agosto e settembre.

La prevalenza di allergie da pollini nel Mondo, secondo i dati dell’Oms, si attesta tra il 10 e il 40% della popolazione, a seconda delle regioni e dei periodi dell’anno (1) . Le allergie in Italia costituiscono, secondo i dati Istat, la terza causa di malattia cronica dopo osteoporosi/artrite e ipertensione. Le persone che soffrono di allergie sono aumentate di 7 volte negli ultimi 30 anni, passando dal 4% a quasi il 30% della popolazione. Tale numero è in progressivo aumento. Oggi, infatti, le allergie colpiscono 1 italiano su 4, ma probabilmente raddoppieranno: entro il 2025, infatti, interesseranno una persona su due (2).

I cambiamenti climatici possono incidere su questo aumento?

L’innalzamento medio delle temperature ne favorisce l’aumento della prevalenza ma anche dell’incidenza. Infatti negli ultimi anni, a causa del global warming, le temperature medie annue sono aumentate, allungando così notevolmente la stagione durante la quale le piante che producono polline allergenico possono sopravvivere. Negli ultimi decenni ad esempio, la stagione pollinica dell’ambrosia è stata prolungata di diverse settimane in alcune parti del Nord America.

Su tale aumento può incidere anche l’aumento dello smog: concentrazioni più elevate di biossido di carbonio nell’aria infatti contribuiscono a una maggiore produzione di polline dalle piante di ambrosia. In un esperimento in un laboratorio diverse piante di ambrosia sono state coltivate a diverse concentrazioni di biossido di carbonio (280, 370 o 600 ppm). La pinata sottoposta a maggior concentrazione di biossido di carbonio era quella che aveva prodotto la maggior quantità di polline (3). Oggi la concentrazione atmosferica di biossido di carbonio è ben al di sopra di 400 ppm, il che significa che la quantità di polline prodotta dalle piante di ambrosia può essere doppia rispetto a quella all’inizio del 20 ° secolo.

Il Coronavirus che effetti avrà sulle riniti stagionali?

Molto probabilmente questa primavera si assisterà ad una riduzione delle riniti allergiche, lo sostiene la SIAAIC (5). I motivi sono molteplici. Sicuramente il nuovo Dpcm circa le misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 sull’intero territorio nazionale darà il suo importante contributo. L’imposizione di rimanere nelle proprie case, infatti, espone una gran percentuale della popolazione ad avere una ridottissima esposizione ai pollini. L’esposizione sarà inferiore anche durante i rari momenti trascorsi al di fuori delle abitazioni. Tramite l’uso di mascherine, anche quelle chirurgiche, l’ingresso nelle vie aeree degli allergeni, di dimensioni nettamente superiori a quelle dei virus, sarà infatti fortemente ostacolato. Infine la riduzione dell’inquinamento atmosferico, sopratutto della concentrazione di CO2 contribuirà in modo non trascurabile. A causa dei vari blocchi imposti dal governo le emissioni si stanno infatti gradualmente riducendo. Già il 10 Marzo, su un articolo di La Stampa si leggeva che dopo una settimana di riscaldamenti spenti, due settimane di minor traffico automobilistico e aereo (ed esclusi i consumi di riscaldamento delle aziende chiuse) in sole 3 regioni si contava che la riduzione emissione di CO2 era di 428.000 tonnellate. L’11 Marzo Santiago Gassò, ricercatore dell’Università di Washington e della Nasa, ha pubblicato su Twitter  le immagini del satellite Sentinel 5 del programma europeo Copernicus, gestito da Commissione Europea e Agenzia Spaziale Europea (Esa), che mostrano la riduzione dei livelli di biossido di azoto, un marcatore dell’inquinamento. Ulteriori restrizioni sono stati sancite tramite il Dpcm 22 marzo 2020, che influiranno su un ulteriore riduzione delle emissioni. Inoltre, gran parte dei paesi stanno in questi giorni attuando politiche simili alle nostre. Sarà interessante valutare, alla fine di questa pandemia, quali saranno gli effetti (dati dalla riduzione delle emissioni) sul pianeta.

Matteo Innocenti MD

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Published by: Matteo Innocenti

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Firenze. Medico in formazione specialistica cialistica in Psichiatria. Iscritto alla Scuola di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale di Firenze. Esperto di Cambiamento Climatico e del suo effetto sulla salute fisica e mentale. Appassionato di Geopolitica. Se riesco a fare tutto in tempo faccio Sport. Assiduo frequentatore di campetti di basket. Quando sono triste ascolto musica Indie o dipingo autoritratti astratti. O faccio entrambe le cose. Sono perennemente alla ricerca di qualcosa, ma non ho ancora ben capito cosa.

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